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Virtuale, Reale e Giochi di Ruolo

16 - Nov - 2021 | Il consulente familiare

Il dizionario ci racconta di come virtuale sia “qualcosa che è in potenza e non in atto, talvolta, con allusioni all’imminenza e inevitabilità di una situazione di cui sono già in atto le premesse; in fisica, il termine virtuale viene usato in contrapposizione a reale, effettivo, indicando ad esempio grandezze che, pur non corrispondendo ad oggetti o quantità reali, possono essere introdotti o considerati per scopi di calcolo, rappresentazione o deduzione logica”. 
Un problema emergente ai giorni nostri è che, dato il veloce progresso tecnologico e il massiccio uso della rete internet, il velo che separa la realtà dalla realtà-virtuale, caratterizzata da una sorta di simulazione della prima, è andato via via pericolosamente assottigliandosi.
Gran parte della popolazione adulta mondiale e di quella giovanile vive una considerevole quantità delle proprie relazioni attraverso interazioni informatiche e digitali che fanno si che il virtuale venga promosso al rango di reale, con tutto ciò che questo comporta.

La socialità e la relazionalità stanno subendo modificazioni in questo senso molto incisive, ne sono colpiti soprattutto i “nativi digitali” che crescono in rete assieme a nuove e mutevoli abitudini di contatto e di rapporti, spesso, senza aver potuto consolidare prima quelle classiche.
E’ indubbio che i social-network abbiano degli aspetti positivi, utili e accattivanti, basti pensare alla velocità e facilità di trasmissione dell’informazione (tempo risparmiato/guadagnato), alla possibilità di mantenere rapporti con persone molto distanti (costanza relazionale), all’opportunità di intessere amicizie e rapporti virtuali su larga scala anche mirati alla condivisione di interessi e passioni su diverse “piattaforme a tema” (agevolazione della socializzazione e condivisione).
Tutto questo però accade accompagnato dalla fallace percezione di essere protetti e al sicuro poiché ciò che succede in rete è filtrato da uno schermo, un diaframma tecnologico da cui potremmo allontanarci in qualsiasi momento senza esserne inseguiti e che possiamo scegliere di spegnere quando vogliamo.
Questa percezione, sebbene abbia elementi veritieri, non tiene conto di altre importanti variabili. L’esposizione a informazioni di ogni genere e sorta, anche false ad esempio, può manipolare processi di pensiero di singoli e masse per lungo tempo prima che ne sia ristabilita la veridicità, lasciando comunque molti dubbi e confusione riguardo ciò che si era preso per buono ed assodato.
Altra criticità è rappresentata dalla semplificazione delle relazioni virtuali intese come relazioni in rete, poiché l’eliminazione di numerosi elementi di complessità relazionale che invece si avrebbero incontrando qualcuno di persona, contribuisce a rallentare e/o ostacolare lo sviluppo di competenze socio-relazionali fondamentali nel contatto con il mondo reale.
Conoscerete sicuramente di persona adulti e giovani molto sicuri e intraprendenti dietro le loro tastiere che, spesso, scelgono di rimanere proprio li dietro per non esporsi direttamente a una “relazione di persona”.
Ciò priva questi individui di molti elementi fondamentali di un rapporto, ad esempio cristallizzando la loro autostima affiancata o meglio incatenata ad uno strumento, attraverso il quale, per altro, possono comunque essere feriti e incrociare diversi tipi di sofferenza esponendosi anche a dipendenze specifiche degli ambienti virtuali.
Occorre quindi prendere contatto con la consapevolezza che virtuale, oggi, è reale.
Diviene sempre più importante ricordarsi che ciò che accade ad ognuno di noi in rete non resta in una realtà parallela ma fa a tutti gli effetti parte delle nostre vite e porta con sé conseguenze reali.
Se con un clic scommetto il mio stipendio su un sito online e perdo quel denaro, non avrò di che pagare le bollette o comprare il cibo. Se insulto o vengo insultato da qualcuno, magari coinvolgendo una platea ampia di contatti virtuali, rappresentanti persone reali, creerò e/o proverò sofferenza e problemi reali nelle persone interessate e potrei pure essere perseguito o perseguire legalmente.
Rosy Russo, esperta in comunicazione, formatrice,  Fondatrice e Presidente dell’Associazione “Parole Ostili” che dal 2017 agisce nell’ambito della sensibilizzazione, responsabilizzazione ed educazione degli utenti in rete in merito alla promozione di forme di comunicazione non ostili, a tale proposito, ha ideato e sta promuovendo il “Manifesto della comunicazione non ostile” allo scopo di riallineare le persone con tali consapevolezze e i cui 10 punti fondanti sono i seguenti:

  1. Virtuale è reale: dico o scrivo solo cose che ho il coraggio di dire di persona.
  2. Si è ciò che si comunica: le parole che scelgo raccontano la persona che sono, mi rappresentano.
  3. Le parole danno forma al pensiero: mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.
  4. Prima di parlare bisogna ascoltare: nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
  5. Le parole sono un ponte: scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.
  6. Le parole hanno conseguenze: so che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
  7. Condividere è una responsabilità: condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.
  8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare: non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.
  9. Gli insulti non sono argomenti: non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.
  10. Anche il silenzio comunica: quando la scelta migliore è tacere, taccio.

Se molti di coloro che abitano la rete si stanno mobilitando per far fronte all’impatto anche nocivo che un uso distratto se non proprio distorto di tale strumento ha su innumerevoli vite, riemerge secondo chi scrive, una vecchia esigenza disattesa dal virtuale: la necessità di uno spazio che potremmo definire “di fantasia” che possa essere tutelante e sicuro.
Uno spazio in cui soprattutto giovani ragazzi possano sperimentarsi, imparare a conoscersi, sviluppare competenze socio-relazionali e crescere senza incorrere in problemi reali privi dell’adeguata consapevolezza e competenza per gestirli.

Ecco quindi il possibile utilizzo del GdR (Gioco di Ruolo).

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, il gdr o rpg (in inglese role-playing game) è una forma di svago in cui un giocatore detto master (o dungeon master, narratore, ecc…) conduce la sessione di gioco come una sorta di arbitro e narratore, creando l’ambientazione e la traccia principale della storia che un gruppo sta “vivendo” in un mondo puramente inventato e muovendo i personaggi secondari, anch’essi inventati, che popolano tale realtà di fantasia.
I partecipanti interpretano il ruolo di uno o più personaggi “creati ad hoc” e tramite la parola e le interazioni fra di loro e con il master, discutono e operano su questo piano di fantasia facendo muovere, fare delle azioni e dando voce ai propri avatar secondo regole flessibili ma specifiche, definite a seconda della tipologia di avventura (più di azione, più enigmatica, ecc…) e dell’ambientazione della cornice narrativa che può ispirarsi a generi letterari (fantasy, horror, storici, fantascientifici, ecc…) o altre fonti creative a scelta.

Questo tipo di gioco ha in sé diverse caratteristiche più o meno valorizzate e vissute a seconda del gruppo che vi prende parte, in linea di massima comunque, potremmo riassumerle in:

  1. Una narrazione di una storia condivisa e creata in tempo reale da ogni partecipante;
  2. Nell’interpretazione/recitazione di personaggi creati a piacimento attraverso meccaniche uguali per tutti;
  3. Nella messa in atto di strategie volte a perseguire gli scopi dei personaggi e raggiungere obiettivi individuali e/o di gruppo.

La ricchezza e il valore aggiunto di questo genere di svago è facilmente comprensibile e potenzialmente illimitato.

Basti pensare all’impatto che può avere su ogni individuo e ancor più su un giovane adolescente il potersi liberamente sperimentare in ruoli diversi o antitetici ai propri abituali, oppure, sperimentare i propri ma in modi diversi, senza conseguenze poiché in una realtà completamente sicura e di fantasia.

Si può, ad esempio, sublimare la rabbia e l’aggressività attraverso battaglie epiche, si può trovare e sperimentare il coraggio di farsi valere davanti ad ingiustizie nella trama narrativa, si può acquisire un vocabolario ricchissimo grazie all’interpretazione di diversi personaggi in diversi registri linguistici e cosa più importante, grazie alle interazioni con gli altri compagni di gioco, si può imparare a conoscersi e a gestire le relazioni senza che nessuno ne faccia le spese (se non i propri avatar inventati).
In poche parole si può sperimentare in compagnia diversi modi di essere e fare, lasciando le ripercussioni, magari spiacevoli, delle proprie azioni in quella realtà fantastica; tutto ciò portando però con sé nella vita reale quello che si può capire di sé stessi e delle relazioni, insomma godendo dei frutti dell’esperienza vissuta in quel mondo immaginario.
Perché tutto ciò accada e si possa trarne un’esperienza arricchente, l’elemento fondamentale e imprescindibile risulta essere la competenza del master nell’agire flessibilità, nel saper improvvisare e nel riuscire a dare ascolto, voce e spazio ad ogni giocatore in modo da contribuire alla co-costruzione di quel mondo fantastico, alla narrazione e alla crescita dei protagonisti avatar e di chi li interpreta.
Abbiamo così identificato il gdr come possibile strumento di risposta ad un bisogno ri-emerso, cioè quello di socializzare, sperimentarsi e fare esperienze di crescita in sicurezza per i ragazzi.
Chi scrive vorrebbe promuovere l’uso del gdr come strumento di aiuto e sostegno rivolto a giovani digitali, magari nel fare fronte a situazioni di difficoltà o disagio.
Questo poiché si valuta il gdr come un modo alternativo e accattivante di coinvolgere i ragazzi e renderli protagonisti attivi della propria crescita, soprattutto se a ricoprire il ruolo di master ci fosse uno specialista come un Consulente esperto in comunicazione, relazioni di aiuto e ascolto a garantire quel “quid” in più per agevolare, affiancare e promuovere attivamente la crescita personale di ogni partecipante.

Francesco Rossi Consulente A.I.C.C.e.F di Bologna.

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