Articoli e Pubblicazioni

Rapporti fra le diverse generazioni

10 - Ott - 2017 | In famiglia... come va?

Alla scoperta dell’identità reciproca 

Sempre più spesso, sentiamo esperti di ogni sorta affrontare il tema del possibile scontro fra generazioni e della difficoltà di comprensione fra queste. Non che ciò sia una novità, da quando è nato l’uomo, come affermava Freud “… per crescere e divenire indipendenti dai propri genitori, bisogna prima uccidere l’immagine ideal izzata di loro che portiamo dentro di noi e ciò comporta uno scontro, una frattura e una ricomposizione più o meno difficoltosa del rapporto”. Le attuali condizioni sociali ed economiche stanno riportando le famiglie a stringersi per necessità; giovani adulti non trovano lavoro, anziani faticano ad arrivare a fine mese con la pensione, così capita che le famiglie tornino, quantomeno, a riallacciare e intensif icare i rapporti con il risultato di ottenere un’inaspettata “gamma di miscele potenzialmente esplosive”.

Cos’è cambiato nel tempo però? Le abitudini? I valori? I Ritmi di vita? La relazione fra membri di una stessa famiglia sconfina dallo spazio tempo di un momento; ogni cosa che accade, seppur minima, si rifà a una storia intrecciata e complessa che lega i membri familiari fra loro in modo specifico e unico.
Ogni membro di una famiglia riveste e interpreta differenti ruoli che impara a gestire nel tempo, tanto per capirci, quando ceno con la mia famiglia (e già qui sarebbe interessante capire se avete pensato alla vostra di origine, a quella che avete formato con le/i vostre/i compagne/i o altro…) potrei trovarmi, allo stesso tavolo e durante lo stesso pasto, a rispondere come figlio a mio padre, come padre a mio figlio, come marito a mia moglie e come nonno a mio nipote; ciò può sembrare scontato ma nasconde una complessità e una varietà di fili invisibili che intrecciano le relazioni famigliari e ne intessono la storia in divenire.
Oggi si tende a fugare le discussioni, è opinione diffusa che non discutere aiuti a mantenere la serenità… non è così, ciò che “resta non detto”, in generale viene interpretato e riempito di ciò che l’uno ritiene potesse voler dire l’altro dando luogo a innumerevoli incomprensioni che distanziano le persone; certo è fondamentale imparare a scegliere quali discussioni affrontare perché importanti per la propria vita e quella della propria famiglia e quali lasciar perdere, ma veicolare i propri pensieri nel modo più chiaro possibile, rivendicandone la proprietà e farsi carico della responsabilità di ciò che si pensa, si sostiene e si agisce, resta la migliore occasione di confronto, crescita per l’individuo e per la creazione di un clima accogliente in famiglia e nella vita in generale.
Si dice che più grande sia un albero e più rigogliosi siano i suoi rami e frutti, più grandi saranno le sue radici e maggiormente in profondità andranno a pescare nutrimento.

Si dice che più grande sia un albero e più rigogliosi siano i suoi rami e frutti, più grandi saranno le sue radici e maggiormente in profondità andranno a pescare nutrimento. Ogni membro è portatore in sé e in famiglia del proprio modo di vivere e interpretarne la dimensione simbolica, se non facessimo tesoro di quanto ci viene tramandato dalle precedenti generazioni e se non tramandassimo noi stessi quanto appreso, saremmo ancora ai tempi delle caverne… A tale proposito, mi piace portare come esempio i Totem della cultura degli Indiani d’America, questi, infatti, posseggono vari significati: possono raccontare leggende familiari relative a una tribù, onorare nobili lignaggi familiari, conservare la memoria di eventi di rilievo e alcuni studiosi hanno riscontrato chiari richiami simbolici a eventi spiacevoli di cui i nativi americani preferiscono non parlare.
L’antropologo R. Brown scoprì come i Totem rappresentino le relazioni fra tribù e quelle all’interno delle stesse; ciò ci aiuta a vederli come una sorta di “Stele di Rosetta” tramandata fra generazioni perché i rapporti venissero letti, decifrati e mediati da richiami agli errori fatti, ai valori di riferimento e al diverso modo di avvicinarsi all’attuazione dei progetti e alla soluzione dei conflitti.

Francesco Rossi
Consulente Familiare Bologna

Aneddoto Del Dono Semplice:

Un importante capo tribù indiano di nome “Mano-Salda” era ossessionato dal controllo sui membri della propria famiglia per assicurargli protezione e prosperità e ciò stava inquinando i suoi rapporti con loro; la cosa andava avanti da tempo e a nulla era valso sconfiggere nemici, creare alleanze e meditare con il Grande Spirito, così, quando oramai non dormiva più da giorni, andò dal Saggio Sciamano di nome “Sguardo- Leggero” portandogli in offerta il più grande bisonte che era riuscito a cacciare e gli chiese in cambio di donargli una visione che potesse fornirgli la “prosperità definitiva” che avrebbe custodito come tesoro e tramandato di generazione in generazione…
I due uomini, dopo aver parlato, fumarono assieme e quando le erbe della pipa si esaurirono completamente, lo Sciamano prese una pelle di serpente essiccata e trattata, vi scrisse sopra: “Muore il padre, muore il figlio, muore il nipote” e gliela porse con cipiglio soddisfatto.
Mano-Salda ebbe, dapprima, un sussulto, poi, indignato, si alzò di scatto e disse: “Dammi spiegazioni ti prego… perché questa mi sembra una maledizione piuttosto che il dono che ti avevo richiesto!” Sguardo–Leggero sorrise e parlò con voce quasi melodiosa: “Se prima che tu muoia dovesse morire tuo figlio, per te sarebbe un grande dolore. Se tuo nipote morisse prima di tuo figlio, sia tu che lui avreste il cuore infranto. Se la tua famiglia, di generazione in generazione, muore nell’ordine che ho detto, sarà il naturale ciclo della vita. Questa per me è la vera definitiva prosperità!”
Ascoltata la visione, Mano-Salda ringraziò il saggio, tornò al suo villaggio, chiamò attorno a sé la propria famiglia e sorridendo serenamente, come da tempo non gli si vedeva fare, si sedette con loro in torno al fuoco ed iniziò ad intagliare il Totem di famiglia.

Attivazione
“Il Mio Totem Familiare”

(proposta per il singolo individuo e per l’intera famiglia):

Ognuno disegna o descrive il proprio Totem personale, l’animale che si ritiene abbia caratteristiche simili alle proprie o che si vorrebbe avere per approcciarsi alla vita familiare (ci sarà chi sceglierà l’orso, forte, protettivo ma solitario e un po’ scontroso; chi si ritroverà nell’aquila che prende distanza sorvolando le situazioni
e cercando una visione unitaria per poi buttarsi in picchiata verso il proprio obiettivo; o chi sentirà vicino il lupo che fa del branco  la propria forza e la propria ragione di vita, ecc…); poi, di comune accordo, si impileranno i rispettivi Totem a formare la “Colonna Totem Familiare” cercando l’ordine e il miglior modo di unire armonizzando anche con la posizione i diversi animali (chi in spalla, chi aggrappato, chi tiene in braccio, ecc…). Abbiamo saputo indovinare i totem personali degli altri familiari ponendoci nei loro panni? Abbiamo avuto difficoltà nell’accordarci sulla realizzazione della Colonna Totem Familiare” (ordine, posizione, ecc…)? Che effetto ci fa guardarla ora e quali “visioni” mi racconta su ciò che tramanda la nostra famiglia e ciò che vorrebbe tramandare?

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